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Cronistoria

Il lago d'Idro è uno dei primi laghi alpini europei, ed il primo lago naturale italiano, ad essere stato sottoposto a regolazione artificiale.

L'idea originale di costruzione di uno sbarramento risale addirittura al 1855, ma la concessione è data congiuntamente alla Società Elettrica Bresciana (SEB) e all'Università del Naviglio Grande Bresciano nel 1917 per ridurre a serbatoio regolato il lago d'Idro, al fine di produrre energia elettrica e avere maggiori volumi d'acqua per l'irrigazione estiva dei territori bresciani e mantovani, già titolari di diritti storici sulle acque utilizzate.

Le opere di regolazione oggetto della concessione, la galleria di svaso detta "degli Agricoltori" e la traversa fluviale, sono realizzate negli anni '20 ed entrano in esercizio nel 1933 con una regolazione che prevede un'escursione dei livelli fino a 3,5 metri, poi innalzato a 7 metri.

Viene concesso alla società SEB (ora HDE) di costruire a monte del lago d'Idro, nel bacino dell'Alto Chiese in provincia di Trento, due nuovi impianti idroelettrici comprensivi della realizzazione dei serbatoi artificiali di Malga Bissina (1.791 metri sul livello del mare,  60 milioni di metri cubi) e di Malga Boazzo (1.225 metri sul livello del mare, 12 milioni di metri cubi) per complessivi 72 milioni di metri cubi.

L'esercizio della regolazione del lago per i fini idroelettrici ed irrigui, configurata e coordinata con le nuove concessioni idroelettriche dell'Alto Chiese, viene poi proseguita dalla Società Lago d'Idro.

La grande disponibilità idrica, derivante oltre che dalla regolazione del lago stesso, anche dal coordinamento, attuato a partire dagli anni '60, con i bacini di Malga Bissina e Malga Boazzo, unita all'accresciuta sensibilità ambientale fa sì che nel corso degli anni il lago diventi il fulcro di molteplici e diversi utilizzi della risorsa, nonché di interessi spesso contrastanti: dall'irrigazione alla produzione di energia, agli interessi turistico-ambientali (fruibilità delle sponde, balneazione, approdi per la navigazione, qualità delle acque).

Dai primi anni '90 iniziano a manifestarsi i primi problemi di staticità delle opere di regolazione che vengono, così, sottoposte alle verifiche del Servizio Nazionale Dighe (poi Registro Italiano Dighe, oggi Ufficio tecnico per le dighe di Milano del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti) che, secondo la legge n. 584 del 1994, vigila sull'esercizio in sicurezza dei manufatti e dispone eventuali misure limitative o di salvaguardia a tutela della pubblica incolumità.

La presenza di una paleofrana sulla sinistra dell'incile del Chiese, che ha compromesso nel corso degli anni la piena funzionalità della traversa, e di problemi strutturali della galleria di scarico connessi alle caratteristiche geomeccaniche delle rocce nelle quali è stata realizzata, induce il Servizio Nazionale Dighe a disporre, proprio a tutela della pubblica incolumità, il primo provvedimento di limitazione dell'esercizio delle opere, imponendo contestualmente l'effettuazione di lavori di consolidamento della galleria.

Nonostante i lavori di ripristino dei cedimenti, effettuati tra il 1992 e il 1999, il Servizio Nazionale Dighe, in relazione agli esiti del collaudo, segnala il generale peggioramento in più punti delle caratteristiche statiche dell'opera e richiede nuovi ed ulteriori interventi di consolidamento.

Nel contempo, il Ministero dei Lavori Pubblici - tramite l'Autorità di Bacino del Fiume Po, ed insieme a Regione Lombardia, Provincia Autonoma di Trento e Provincia di Brescia - promuove una sperimentazione (1996-2001) conclusasi con la sottoscrizione di una nuova modalità di gestione delle acque del bacino del lago d'Idro e del fiume Chiese. Il 21 marzo 2001, tutti i soggetti istituzionali e produttivi interessati concordano, infatti, che le acque del bacino del lago d'Idro e del fiume Chiese vengano gestite in  coordinamento con i serbatoi dell'Alto Chiese, nel quale sono state ridotte le escursioni del lago da 7 a 3,25 metri, per meglio garantire un equilibrio tra l'utilizzo della risorsa e la fruizione del territorio e dell'ambiente.

A partire dal 2001, in virtù del d.lgs. n. 112 del 31 marzo 1998, che conferisce alle Regioni e alle Province Autonome le funzioni in materia di gestione del demanio idrico, Regione Lombardia eredita dal Ministero dei Lavori Pubblici un'istruttoria in corso per il rinnovo della concessione di regolazione. In attesa della nomina del nuovo soggetto gestore, quindi, attiva il commissariamento per la gestione del lago d'Idro (secondo l'art. 43, comma 3, del r.d. n. 1775 del 1933).

A questo quadro amministrativo si aggiunge il precario quadro statico delle opere di regolazione, che costringe il Registro Italiano Dighe a disporre, il 18 luglio 2003, una più severa limitazione all'esercizio dell'invaso del lago:

  • portando il livello massimo a quota 367 metri con riferimento all'idrometro di Idro
  • mettendo fuori esercizio l'opera di sbarramento e la galleria fino al termine dei lavori idonei a garantire le necessarie condizioni operative di sicurezza.

Al fine di ripristinare la massima funzionalità possibile dell'esistente galleria di scarico, Regione Lombardia affida i lavori di consolidamento e di manutenzione straordinaria della galleria. Al termine dei lavori, eseguiti tra il 2003 e il 2004, la Commissione di Collaudo, nominata dal Registro Italiano Dighe, esprime (verbale del 22 aprile 2005) il proprio parere negativo sull'agibilità e collaudabilità dell'opera (ex art. 14 del d.p.r. n. 1363 del 1959): i gravi fenomeni evolutivi chiaramente evidenziati, pregiudicano la sicurezza e funzionalità della galleria. Viene ribadita la necessità e l'urgenza di un riesame globale e approfondito dei problemi connessi con le opere di sbarramento e di scarico sotto i profili geologico, geotecnico ed idraulico che permettano di sviluppare soluzioni adeguate a garantire la piena fruizione dell'invaso.

In seguito alla predisposizione di un apposito Piano Stralcio a scala sovracomunale del Piano di Protezione Civile Provinciale di Brescia, e in relazione all'impegno formalizzato da parte di Regione Lombardia di provvedere all'avvio della progettazione e realizzazione delle nuove opere di regolazione sostitutive delle attuali, il Registro Italiano Dighe - Ufficio di Milano, con provvedimento del 4 aprile 2007, consente l'esercizio temporaneo del lago d'Idro e porta il livello massimo a 368,50 metri con riferimento all'idrometro di Idro.

In considerazione degli esiti del collaudo, Regione Lombardia finanzia al Consorzio di bonifica del Chiese di 2° Grado la progettazione preliminare delle nuove opere di regolazione per la messa in sicurezza del lago d'Idro, aggiudicata a seguito di una gara all'Associazione Temporanea di Imprese (ATI) composta da Land Service, Alpina S.p.A., Altair S.a.s., Studio Dott. Geol. L. Griffini e Graia.

Il progetto preliminare consegnato nel dicembre 2007 prevede la realizzazione di una nuovo sbarramento mobile, situato a circa 300 metri più a monte dell'attuale traversa, e di una nuova galleria idraulica con tracciato al di fuori della formazione geologica di San Giovanni Bianco che ha generato problemi strutturali alla galleria esistente.

I Comuni rivieraschi di Anfo, Idro, Bagolino e Lavenone si dimostrano in un primo momento contrari alle opere in questione, temendo un ulteriore sfruttamento delle acque del lago.

Regione Lombardia promuove e sottoscrive:

  • nel 2006 un Accordo di programma con la Provincia Autonoma di Trento per l'armonizzazione delle azioni di salvaguardia delle acque del lago d'Idro e del fiume Chiese
  • nel 2008 un Accordo di programma con i Comuni rivieraschi per la valorizzazione del Lago d'Idro.

La revisione del progetto preliminare e la redazione del progetto definitivo delle nuove opere di regolazione per la messa in sicurezza del lago è realizzata come previsto dall'Accordo di Programma 2008 secondo il parere pro veritate del Prof. Ing. U. Majone (tecnico di fiducia dei Comuni) e dell'Ing. C. Giacomelli (tecnico di Regione Lombardia), il quale ha studiato un progetto migliore in termini di sicurezza idraulica, di compatibilità ambientale e finanziaria rispetto ad alcune soluzioni d'imbocco della galleria proposte dai Comuni.

Nel giugno 2010, Regione Lombardia acquisisce il progetto definitivo delle nuove opere di regolazione per la messa in sicurezza del lago d'Idro, che nel novembre 2010 viene inserito nell'Accordo di programma tra Ministero dell'Ambiente e Regione Lombardia finalizzato alla Programmazione e al finanziamento di interventi urgenti e prioritari per la mitigazione del rischio idrogeologico.

Il Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, nell'ambito delle procedure di Valutazione d'Impatto Ambientale (VIA), formula a Infrastrutture Lombarde S.p.A. (ILSPA) una richiesta di chiarimenti e integrazioni al progetto definitivo delle opere per la messa in sicurezza del lago d'Idro. Tali richieste riguardano prevalentemente gli aspetti di tutela ambientale. ILSPA, per conto di Regione Lombardia, predispone quanto richiesto e presenta entro i termini previsti (5 giugno 2012) la documentazione richiesta.

Regione Lombardia (Direzione Generale Industria, Artigianato, Edilizia e Cooperazione) con il d.d.s.n. 488 del 27 gennaio 2012 approva l'elenco delle opere del Progetto Integrato d'Area (PIA) per la valorizzazione dei Comuni interessati e ne stabilisce il finanziamento pari a 10,25 milioni di euro, erogabile a seguito dell'approvazione del progetto da parte delle Autorità Nazionali. Il decreto condiziona il finanziamento all'accettazione, da parte dei quattro Comuni interessati, dei tempi previsti per l'erogazione e al rispetto di tutto quanto già previsto nell'Accordo di Programma 2008.

I comuni di Idro e Anfo non accettano il contributo entro i termini e secondo le modalità stabilite dal decreto n. 488 del 2012, pertanto Regione Lombardia con d.d.s. n. 3175 del 13 aprile 2012 dispone la decadenza del contributo del PIA. I due Comuni presentano ricorso al TAR contro il decreto n. 488 del 2012, sostenendo la non praticabilità delle azioni previste. Il Tribunale Amministrativo respinge il ricorso e invita le parti a definire le proprie posizioni in sede di Consiglio di Vigilanza.

Il 20 luglio 2012, Regione Lombardia e i comuni di Bagolino e Lavenone sottoscrivono il nuovo Accordo di Programma per la realizzazione delle opere di valorizzazione del lago d'Idro finanziato con fondi FSC, poiché la decadenza del PIA aveva comportato la decadenza dei contributi FESR e, di conseguenza, la non attuabilità della parte di Accordo di Programma del 2008 relativo alle opere di valorizzazione.

A seguito delle modifiche progettuali apportate al progetto definitivo in seno alla procedura VIA, i comuni di Anfo e Idro decidono di non aderire all'Accordo di programma.

22/11/2017